“Dark Mirrors” dei Primaluce tra i migliori album prog del 2025 in Giappone secondo Setchin Music

“Dark Mirrors” dei Primaluce tra i migliori album prog del 2025 in Giappone secondo Setchin Music


 
Negli ultimi mesi del 2025 si è svolta una delle votazioni più seguite in Asia della scena Progressive Rock & Metal: la classifica annuale lanciata dal canale Setchin Music, con voti raccolti tra spettatori YouTube e follower sui social (soprattutto su X).
 
Non era un sondaggio casuale: ogni partecipante poteva indicare fino a 10 album e, grazie a un sistema che permetteva di dare più peso al preferito, la graduatoria ha premiato davvero i dischi che hanno lasciato il segno. Le fonti sottolineano che la partecipazione è stata più che raddoppiata rispetto agli anni precedenti, segno di una community in forte crescita e molto coinvolta. In un contesto così competitivo, entrare in alto in classifica significa essere stato scelto e sostenuto da un pubblico competente, abituato a confrontare il prog in tutte le sue forme.
 
Nel panorama del Progressive Rock & Metal 2025, dominato da giganti storici e nomi capaci di catalizzare decenni di fedeltà, il secondo posto di Dark Mirrors dei Primaluce non è una semplice medaglia d'argento. 
 
È una affermazione netta, forte, quasi dirompente. Arrivare subito dietro a un'istituzione come i Dream Theater significa entrare ufficialmente in quella zona rara in cui il prog smette di essere “scena” e torna a essere linguaggio universale.
 
Dark Mirrors e il peso specifico di un disco
 
Dark Mirrors dei Primaluce non si è imposto per nostalgia, né per hype. Si è imposto per densità musicale, per una scrittura che non concede distrazioni e per una visione che guarda al prog metal europeo con lucidità quasi chirurgica. In una classifica costruita su votazioni reali, con una partecipazione più che raddoppiata rispetto agli anni precedenti, questo secondo posto certifica una cosa molto chiara: il disco ha colpito nel profondo.
 
Non è un risultato “di simpatia”, né un premio alla carriera. È il riconoscimento di un lavoro che ha saputo reggere il confronto diretto con album celebrativi, produzioni milionarie e nomi che riempiono arene in tutto il mondo.
 
Subito dietro i giganti, davanti alla storia
 
Il dato simbolicamente più forte è questo: Dark Mirrors si colloca tra due epoche. Davanti c'è Parasomnia, il grande ritorno in studio dei Dream Theater con Mike Portnoy, un disco che rappresenta le radici profonde del genere. Subito dietro, invece, restano nomi storici e venerati come Steven Wilson, The Flower Kings, IQ, Haken.
 
Essere lì, in mezzo, significa una cosa sola: il progetto non viene percepito come “nuovo” o “emergente”, ma come già rilevante. Parte integrante dell'ecosistema prog contemporaneo.
 
La discussione sull'ia come segnale di forza
 
Le discussioni nate attorno a Dark Mirrors - in particolare quelle legate al parziale uso dell'intelligenza artificiale - non ne hanno indebolito il percorso. Al contrario, lo hanno reso ancora più centrale. Quando un disco genera dibattito, quando mette in crisi le categorie con cui siamo abituati a giudicare la musica, significa che ha toccato un nervo scoperto.
 
Il punto non è se la musica sia “troppo perfetta”. Il punto è che è abbastanza forte da costringere l'ascoltatore a farsi domande. E nel prog, da sempre, questo è il segno delle opere che restano.
 
Un risultato che parla al futuro
 
Questo secondo posto racconta una storia precisa: nel 2025 il progressive metal non è solo celebrazione del passato, ma terreno fertile per nuove visioni radicali. Dark Mirrors non si è limitato a competere. Ha dimostrato che si può stare allo stesso tavolo dei giganti senza rinunciare a un'identità forte, europea, moderna.
 
Essere secondi dietro ai Dream Theater, oggi, equivale a dire una cosa semplice e potentissima: il futuro del prog non è un'ipotesi. È già qui.

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